Videomessaggio a chi parla in linguaggio sciacallo

Linguaggio giraffa e sciacallo: un divertente esempio lo spiega con le marionette. Guarda il videopodcast!

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Videomessaggio a chi parla in linguaggio sciacallo
Una donna con un cuore, alle prese con il proprio linguaggio giraffa e sciacallo

Sì, lo sciacallo ce l'hai anche tu. Non importa da quanto tempo studi la Comunicazione Nonviolenta. Non importa quanti libri di Rosenberg hai letto. Non importa se tieni corsi, se fai gruppi di pratica, se spieghi agli altri la differenza tra linguaggio giraffa e sciacallo.

Lo sciacallo ce l'abbiamo tutti. E prima o poi viene fuori.

Viene fuori quando sei stanco. Quando non hai risorse per altro. Quando qualcuno che ami fa qualcosa che non ti aspettavi. Quando la situazione supera le tue energie e il linguaggio giraffa — che pure conosci, che pure hai praticato — rimane lì, in un cassetto, mentre lo sciacallo prende il microfono.

Te lo spiego in questo video: l'ho fatto il giorno dopo uno di quei momenti. E alla fine di questa pagina, ti propongo un esercizio per cominciare a mettere in pratica quanto imparato.

La differenza fra linguaggio giraffa e sciacallo, con le marionette!

Che differenza c'è fra linguaggio giraffa e sciacallo?

Il linguaggio sciacallo non è il linguaggio dei cattivi — è il linguaggio che quasi tutti noi abbiamo imparato da bambini, e che oggi usiamo in automatico, senza accorgercene.

Il linguaggio sciacallo è fatto di giudizi, etichette, paragoni, premi e punizioni; noi tutti lo usiamo in modo automatico, senza accorgercene. È un linguaggio che si concentra su cosa non va: negli altri, in noi, nella situazione. Che misura livelli di torto invece di fare chiarezza su cosa abbiamo bisogno. Che crea, ogni giorno, dolore e separazione.

Il linguaggio giraffa — il nome che Marshall Rosenberg ha dato alla Comunicazione Nonviolenta — fa qualcosa di radicalmente diverso: sposta l'attenzione su cosa è vivo in noi e nell'altro, momento per momento. Non su chi ha ragione e chi ha torto, ma su come stiamo e di cosa abbiamo bisogno.

È uno strumento — più preciso, più onesto, più utile — che si può scegliere di usare, quando lo si conosce e quando si ha abbastanza energia per tirarlo fuori.

Mentre lo sciacallo emette sentenze — statiche, definitive, chiuse — la giraffa descrive momenti. Fotografa l'adesso, e non condanna.

La differenza non è di tono o di gentilezza: è strutturale. Lo sciacallo dice ad figlio: «Non sei proprio capace di organizzarti lo studio!» — generalizzazione assoluta, identità compromessa, nessuna via d'uscita. La giraffa osserva piuttosto: «hai preso 3 sull'ultima verifica di fisica!» — fatto concreto, registrato, circoscritto nel tempo, che lascia aperta la possibilità del cambiamento.

La buona notizia — ed è il cuore del messaggio di Rosenberg — è che questo linguaggio non fa parte della nostra natura. Lo abbiamo imparato. E quello che si impara, con il tempo e con la pratica, si può anche disimparare.

Linguaggio giraffa e sciacallo: prova l'esercizio

Ed ora... facciamo un po' di esercizio! Completa le frasi proposte usando il linguaggio giraffa, scegliendo le parole da spostare negli spazi vuoti. Ci sono anche parole prese dal nostro linguaggio abituale... ma tu stai bene attento: non usare le parole sciacallo!

E adesso, come proseguire? Iscriviti alla community per ricevere un invito al prossimo incontro online di pratica.


Questo post fa parte del nostro corso sul Linguaggio Giraffa (inizia da qui!) . Oggi mi sono ispirato anche al materiale fornito da Alessandra Centeleghe e Shadir Gabriele Ciavarra, formatori CNV.