Linguaggio Giraffa: esercizi per allenarti

Nove esercizi interattivi per allenare i quattro passi della Comunicazione Nonviolenta: osservare senza giudicare, riconoscere i sentimenti veri, distinguere bisogni e strategie, formulare richieste. Gioca, sbaglia, riprova.

Ragazzo pensa con una mano sul petto; fumetti con sentimenti e pensieri
Sentimenti o pensieri? Ecco gli esercizi sul linguaggio giraffa

Leggere il linguaggio giraffa è un conto. Parlarlo è un altro. La differenza si vede nel momento esatto in cui la teoria smette di scorrere sotto gli occhi e diventa una scelta veloce da compiere in un momento, magari proprio allo scoccare di un conflitto. Come prendere dimestichezza con il metodo proposto dal "Linguaggio Giraffa" ed integrarlo nella propria vita?

Proviamo a fare qualche esercizio. Ad esempio, impariamo a riconoscere al volo: quello che ho sentito è un'osservazione o una valutazione? Oppure, ho espresso un sentimento vero o un pensiero travestito da sentimento? Il mio collega ha espresso un bisogno o la sua strategia che ha scelto per soddisfarlo?

Qui sotto trovi gli esercizi sul linguaggio giraffa pensati per chi segue il podcast di Giraffiamo — per allenare l'orecchio a queste distinzioni, un passo alla volta. Sono giochi brevi (realizzati su WordWall), pensati per sbagliare e riprovare subito: non c'è un punteggio che conta, conta solo il momento in cui la frase giusta "clicca" dentro di me, e in cui la distinzione si accende.

Gli esercizi sono organizzati seguendo i quattro passi della CNV di Marshall Rosenberg. Puoi seguirli in ordine, oppure iniziare da quello che ti serve di più adesso.

Primo passo: osservare senza giudicare

Il primo passo chiede di distinguere quello che una videocamera potrebbe riprendere, da quello che invece è già un nostro giudizio. Prima la teoria, poi lapratica.

Primo passo: l’osservazione
Impariamo ad osservare senza giudicare: ecco come iniziare una comunicazione “giraffa”

Osservazioni o valutazioni? Il primo esercizio.

Un classico allenamento: leggi la frase e chiediti — sto descrivendo un fatto, o ci ho già infilato un giudizio? Le risposte a volte sorprendono anche chi il linguaggio giraffa lo pratica da tempo.

Osservazioni separate dalle valutazioni

Una variante in versione memory: stessa distinzione, ma stavolta devi anche ricordarti dove hai già visto la carta gemella. Utile in classe o in un gruppo di pratica, per allenarsi senza prendersi troppo sul serio.

Secondo passo: riconoscere i sentimenti veri

"Mi sento tradito" sembra un sentimento. Non lo è: è un pensiero su cosa l'altro ci ha fatto, travestito da emozione. Il secondo passo del linguaggio giraffa chiedere di mettere la luce sui nostri sentimenti e su quelli dell'altro. Proviamo a smascherare i falsi sentimenti, che sembrano sentimenti ma non lo sono, per arrivare a quello che si muove davvero nel corpo. Anche qui, prima la teoria, poi la pratica 😀

I sentimenti nel linguaggio giraffa
Impariamo a distinguere le nostre emozioni dai nostri pensieri, a costruire un vocabolario emotivo e a riconoscere i falsi sentimenti.

Sentimenti o falsi sentimenti? L'esercizio

Gira la carta e scopri se la frase sul davanti racconta davvero un'emozione, oppure un giudizio nascosto sotto le mentite spoglie di un sentimento. È l'esercizio che consiglio di più: una volta che l'orecchio lo impara, non si torna più indietro. Attenzione: sei tu a darti una valutazione. Pensa alla risposta, gira la carta, ed indica se avevi individuato al risposta corretta.

Sentimenti o pensieri?

Stavolta il compito è quello di ordinare: da una parte le emozioni vere, dall'altra i pensieri che si spacciano per tali. È un buon modo per rendersi conto di quanto, nel linguaggio di tutti i giorni, i due piani restino mescolati.

Terzo passo: distinguere bisogni e strategie

Il cuore del linguaggio giraffa. Un bisogno è universale — di rispetto, di ascolto, di riposo — e non è mai legato a una persona o a un modo specifico per soddisfarlo. La strategia invece è concreta, particolare, negoziabile: è "come" vogliamo che quel bisogno venga soddisfatto, non il bisogno in sé. Confonderli è quasi automatico. Separarli cambia la conversazione. Ecco la teoria.

Bisogni o strategie? Linguaggio giraffa, come riconoscerli
Perché a volte ci arrabbiamo per qualcosa che non ci riguarda nemmeno? La distinzione fra bisogni e strategie, terzo passo del linguaggio giraffa, spiegata a partire da un parcheggio conteso.

Bisogni o strategie?

Ed ecco la pratica. Prova ad abbinare ogni voce al posto giusto, e scopri quanto spesso scambiamo una strategia per un bisogno — con conseguenze non da poco sulla lite che ne segue.

Che bisogno ho? (esercizio per ragazzi)

Una versione pensata per un pubblico più giovane: a partire da una situazione concreta, il gioco chiede di individuare il bisogno che si nasconde dietro. Buono anche per chi si affaccia al linguaggio giraffa per la prima volta.

Esercizio sul linguaggio giraffa per insegnanti: prova a riconoscere i tuoi bisogni

Pensato per chi lavora in classe: davanti a un'aula che interrompe, distrae, chiede attenzione su più fronti, quale bisogno sta parlando in quel momento? Un esercizio utile anche fuori dal contesto scolastico, ogni volta che ci sentiamo messi sotto pressione da più richieste insieme.

Quarto passo: richieste, non pretese

L'ultimo passo del linguaggio giraffa è forse quello con la trappola più sottile: saper chiedere, senza pretendere. Una richiesta autentica lascia all'altro la libertà di dire di no — e resta aperta al dialogo anche quando la risposta non è quella sperata. Una pretesa, anche se formulata con le parole più gentili, non lo fa: dietro c'è già da pretesa di ottenere un sì, o il rimprovero pronto se arriva un no.

(Su questo passo non ho ancora pubblicato l'articolo di teoria — arriverà. Nel frattempo, ecco gli esercizi)

Richiesta o pretesa?

«Mi accompagni in stazione? Se non puoi, prendo l'autobus» È una richiesta, vero? Non una pretesa mascherata da gentilezza? Il quiz allena proprio questo orecchio: cercare, dietro le parole cortesi, se resta davvero spazio per un no.

Mettere insieme i quattro passi

Un ultimo esercizio che non isola un singolo passo, ma chiede di costruire la frase intera — osservazione, sentimento, bisogno, richiesta — completando gli spazi vuoti. Un buon modo per chiudere il giro e vedere i quattro passi lavorare insieme, come succede nella vita reale.

Esercizio finale: completa le frasi

Qui i quattro passi si allenano insieme, non uno alla volta. Prova a completare le frasi e a sentire come cambiano quando ogni pezzo — osservazione, sentimento, bisogno, richiesta — trova il suo posto.

Se qualche esercizio ti ha messo in difficoltà più del previsto, è un buon segno: vuol dire che stai davvero allenando l'orecchio, non solo leggendo la teoria. Torna qui ogni volta che ti serve, e fammi sapere nei commenti quale passo trovi più ostico — è materiale prezioso anche per i prossimi episodi del podcast.

Giraffiamo!