Terzo passo: i bisogni

I bisogni nel linguaggio giraffa: cosa sono e come prendersene cura. È il passo che trasforma il modo di stare nei conflitti, perché infondo nessuno può farci arrabbiare: siamo noi che possiamo scegliere di farlo. L'altro può solo illuminare qualcosa che ci sta a cuore.

Ragazzo e ragazza vicini guardano un lago seduti sull'erba
Quando i bisogni di ciascuno sono appagati

Quando pensiamo dentro di noi che l'altro stia sbagliando, che ci abbia ferito o che non si meriti la nostra attenzione, per fortuna dentro di noi (che siamo esperti di comunicazione nonviolenta) si risveglia subito il lumicino del Linguaggio Giraffa. In un istante ci riporta a smettere di additare l'altro, per guardare a cosa ci sta accadendo dentro. Ci porta a scoprire che c'è qualcosa, in quella situazione, che ci sta a cuore. Qualcosa che vorremmo fosse un pochino diversa, per rendere la nostra vita un po' migliore.

Quello che ci sta a cuore in quel momento, in Comunicazione Nonviolenta ha un nome: è un BISOGNO.

Ecco qual è il cuore del terzo passo della Comunicazione Nonviolenta, quello che costituisce il cuore del lavoro di Rosenberg e che porta al cambiamento reale di ciò che agiamo.

Bisogni o desideri? Needs: una questione di parole

Marshall Rosenberg, inventore del Linguaggio Giraffa, usava la parola inglese: needs. In inglese è una parola che indica qualcosa di più di una necessità materiale, rispetto a ciò che consideriamo "Bisogno" in italiano: need è una necessità, una tensione, una spinta, forse un desiderio.

In italiano «Sono nel Bisogno» può sottolineare una mancanza, un bisogno materiale; oppure «ho bisogno che tu…» diventa una pretesa, un imperativo. In Giraffiamo proviamo ad affiancarlo alla parola che ci risuona di più: desiderio. Non a un pensiero di un momento, ma a un desiderio profondo. Etimologicamente: "Una tensione a raccogliere le stelle".

Sono desideri di tutti: rispetto, vicinanza, libertà, riposo, bellezza, appartenenza, pace. Li conosce ogni essere umano, in ogni cultura e a ogni età. Quando l'altro all'inizio ci aveva fatto arrabbiare facendo qualcosa che non ci andava bene, forse si è illuminato in noi il bisogno di reciprocità, o di ascolto, oppure di fiducia.

Per ciascun essere umano cambia il momento in cui può sentire determinati bisogni (o desideri) più forti, e il modo in cui sceglierebbe abitualmente di prendersene cura.

La tensione ad aggrapparci alle stesse stelle, in qualche momento la possiamo provare tutti. Nell'incontro fra bisogni gli esseri umani possono reincontrarsi, costruire un mondo migliore.

Bisogni e strategie

Come dicevamo un bisogno è generale e comune a tutti. Il modo in cui ce ne prendiamo cura è invece concreto e personale, e in Giraffese si chiama strategia. Per il bisogno di riposo, per esempio, le strategie possono essere dormire di più, prendersi un weekend, spegnere il telefono la sera. Ma c'è chi si sveglia all'alba e chi va a dormire tardi, cercando di trovare momenti diversi per rispondere a quel bisogno.

Distinguere le due cose (Bisogni e Strategie) è quel passaggio che permette di non litigare sui mezzi da adottare, quando poi magari i bisogni in gioco in una relazione non sono poi così distanti (ma anche in quelle occasioni in cui lo sono). Esempi, differenze ed esercizio su questo tema li potete trovare nella puntata del podcast:

Bisogni e strategie: la differenza nel linguaggio giraffa
Perché a volte ci arrabbiamo per qualcosa che non ci riguarda nemmeno? La distinzione fra bisogni e strategie, terzo passo del linguaggio giraffa, spiegata a partire da un parcheggio conteso.

Bisogni: dallo stimolo alla causa di ciò che proviamo e di ciò che pensiamo

Quando diciamo all'altro "mi hai fatto arrabbiare" stiamo mescolando, nel linguaggio che ci è abituale, due cose insieme: quello che ha fatto l'altro e quello che proviamo noi. Il linguaggio giraffa propone una lettura diversa: l'azione dell'altro è lo stimolo a quel che proviamo, ma non ne è la causa.

Lo stimolo è quello che accade, quello che l'altro ha fatto, e si può osservare. Oppure può essere quella osservazione, presa di coscienza, che possiamo fare ripetto ai nostri pensieri. Uno stimolo può essere quello che noi pensiamo di quello che l'altro ha fatto.

La causa di ciò che provo, invece, è quel desiderio che ho dentro di me: quel bisogno che in quello specifico momento forse piange perché non è soddisfatto. Questo significa che la responsabilità dei miei sentimenti è mia, al pari di quella delle mie azioni. Ed è un bel cambio di paradigma.

Se la causa della rabbia fosse l'altro, potrei sperare solo che cambi lui. Appena mi accorgo che la causa di quel che provo è un bisogno che ho io, dentro di me, posso prendermene cura, adesso. E questo mi dà un grande potere.

(E come faccio? Questo lo scopriremo più avanti, continua a leggere!)

Bisogni indicati da alcuni sentimenti

Nascosto, sotto i sentimenti più forti, c'è quasi sempre un nostro bisogno. Ecco alcuni esempi di cosa potremmo trovare cercando bene.

Quello che sento
Il pensiero che spesso lo accompagna
Il bisogno che può esserci sotto
Rabbia"L'altro sta sbagliando"Rispetto, equità, ascolto
Senso di colpa"Avrei dovuto fare diversamente"Tensione fra più bisogni che non riesco a soddisfare insieme
Vergogna"Mi stanno giudicando"Appartenenza, inclusione, restare in relazione
Paura"Potrebbe andare male"Sicurezza, protezione
Tristezza"Ho perso qualcosa"Affetto, continuità, ciò che ci era caro

Rabbia

Ad esempio: la rabbia. Pensiamo: "l'altro sbaglia". E questo è un giudizio, ed ecco perché il primo passo insisteva così tanto nel separarlo dall'osservazione di quel che è accaduto in realtà. Sotto a quel giudizio ci può stare un sentimento più vulnerabile (mi sento solo, addolorato, provo ripicca, sono scocciato), e sotto ancora un bisogno che in quel momento non è soddisfatto: per esempio rispetto, oppure sostegno.

Senso di colpa

Il senso di colpa: può nascere ad esempio quando due bisogni tirano in direzioni opposte. Scegliere l'uno sembra tradire l'altro, e il senso di colpa che proviamo ci indica quella tensione. In questa tensione possiamo stare, fare una scelta, oppure proporre strategie nuove.

Vergogna

La vergogna è un sentimento che ci può ricordare quanto contiamo nel gruppo: parla del bisogno di inclusione, di comunità, di non restare fuori dall'incontro con l'altro. Ne abbiamo parlato nella puntata del podcast:

La vergogna: cos’è, a cosa serve e come gestirla
La vergogna non misura quanto valiamo: ci dice solo quando temiamo di perdere connessione con gli altri. Cos’è, a cosa serve e come uscirne senza reprimerla.

Dal bisogno al cambiamento: prendersene cura

Riconoscere un bisogno è solo metà del lavoro. Prendersene cura è il passo in cui avviene il cambiamento reale, la vera chiave di volta del linguaggio giraffa. Finché restiamo sul giudizio o sul sentimento, la situazione gira su sé stessa. Quando riconosciamo il bisogno e scegliamo come nutrirlo, ecco che qualcosa si muove.

In pratica:

  1. Nominiamo il nostro bisogno: che cosa mi sta a cuore, adesso? Diamogli spazio dentro di noi, ascoltiamolo: «Rispetto», «Sostegno reciproco», sentiamone la bellezza.
  2. Aprire il ventaglio di strategie. Su quali strade ci potremmo incamminare adesso, per prenderci cura almeno un poco del nostro bisogno? Quale potrebbe essere il più piccolo passo possibile che potrei fare ora? Apriamo il ventaglio delle possibilità: di solito ci sono molte più strategie possibili di quanto siamo soliti pensare!

E poi? Per concretizzare in CNV si va al quarto passo, quello della richiesta. Se vuoi un esempio ascolta:

Pace interiore: costuirla in sé partendo da una richiesta
La pace interiore non è l’assenza di emozioni forti — è saperle riconoscere, e rispondere loro con un gesto concreto. La richiesta è il quarto passo della Comunicazione Nonviolenta.

I bisogni nella vita di ogni giorno

Vediamo alcuni bisogni particolari che possono emergere durante la vita di ogni giorno.

In coppia. Reciprocità, Affetto, Fiducia. Si litiga spesso sulle stesse cose perché il tema cambia, ma magari il bisogno frustrato resta lo stesso. Dietro un «non mi aiuti mai in casa» può esserci un bisogno di condivisione e di sostegno; dietro un «sei sempre al telefono», un bisogno di vicinanza. La domanda cambia: non più «chi ha ragione?», ma «di che cosa abbiamo bisogno, adesso, ciascuno di noi?». La puntata:

Litigio di coppia: affrontarlo nel linguaggio giraffa
Una coperta presa in prestito, due reazioni opposte. E la scoperta che dietro un litigio di coppia, non ci sono bisogni in conflitto, ma desideri di cui prendersi cura. Il podcast.

Con i figli. Prendersi cura, Empatia, Riconoscimento. Dietro un «non voglio» o una porta sbattuta c'è quasi sempre un bisogno che cerca una strada: autonomia, gioco, appartenenza fra amici, riposo. Il primo passo è l'ascolto dei bisogni di ciascuno, anche dei nostri: quando ci irrita una borsa lasciata in mezzo alla stanza, possiamo chiederci che cosa, di nostro, si sta muovendo (armonia? contribuire? un po' di quiete?). E in loro? Quante volte hai ascoltato, e compreso, i bisogni dei tuoi figli?

Al lavoro. Efficacia, Parità, Rispetto. Una richiesta di feedback, di veder approvato un progetto, di promozione, di omertà, sono quasi sempre delle strategie. Dietro la richiesta di una promozione possono esserci riconoscimento, sicurezza, crescita; dietro quella di un feedback, chiarezza e contribuire. Interrogarsi sui bisogni in gioco, i propri e quelli dei colleghi, permette di trovare accordi dove prima c'erano solo posizioni contrapposte.

Con sé stessi. Riposo, Coerenza, Crescita. Il dialogo con noi stessi può contenere giudizi («oggi non riesco a combinare niente») che possiamo tradurre in bisogni («ho bisogno di riposarmi»). Da «sono pigro» a «ho bisogno di una pausa» il passo è breve, e subito si può chiedere: quale strategia, oggi, può prendersi cura di questo bisogno? Una passeggiata, un'ora di sonno in più. È il campo di allenamento più vicino: i bisogni che abbiamo più a portata di mano sono i nostri.

Nel mondo. Sicurezza, Armonia, Speranza. Le strategie fra organizzazioni, fra partiti, fra Paesi, possono essere inconciliabili. I bisogni sono gli stessi: su quel terreno comune ci si può incontrare con chiunque, anche con chi sembra ideologicamente più distante da noi. Questo non cancella le differenze né i torti subiti, ma può riaprire un dialogo dove sembrava impossibile. Ne parliamo qui:

Educazione alla pace: lettera da due bambini del Myanmar
Due lettere di ragazzi in zona di guerra e il secondo passo del linguaggio giraffa: ascoltare le emozioni per educare alla pace.

Domande frequenti

Bisogni e sentimenti sono la stessa cosa?

No.. Il sentimento è ciò che si muove in noi in un dato momento (tristezza, rabbia, gioia, paura) e che spesso sentiamo prima nel corpo che nei pensieri. Il bisogno è ciò che sta sotto: il motivo per cui quel sentimento si accende, qualcosa che ci sta a cuore e che in quel momento è nutrito oppure trascurato.Un sentimento piacevole segnala spesso un bisogno nutrito; uno spiacevole, un bisogno che chiede attenzione. Per questo nel linguaggio giraffa i due passi vanno insieme ma restano distinti: prima si nomina ciò che si prova (il secondo passo), poi si risale a ciò che ci sta a cuore (il terzo). Nominare prima il sentimento aiuta anche a non scambiarlo con un giudizio sull'altro.

Assumermi la responsabilità dei miei sentimenti vuol dire che l'altro non ha colpe?

No. Non si tratta di assolvere nessuno, né di far finta che ciò che l'altro ha detto o fatto sia irrilevante. Quello che l'altro fa è lo stimolo; la causa di ciò che proviamo sta in ciò che ci sta a cuore in quel momento, e nei pensieri che abbiamo su quello che è successo. Distinguere i due piani non cancella eventuali torti subiti, ma sposta l'attenzione su ciò che possiamo davvero cambiare, e subito: il nostro modo di prenderci cura dei nostri bisogni, anche chiedendo all'altro un cambiamento. Responsabilità non è colpa e non è nemmeno rimproverarsi: è la possibilità di fare qualcosa, senza aspettare che sia l'altro a cambiare.E assumerla su di sé non significa reprimere la rabbia o il dolore: significa darsi il tempo di capire che cosa c'è sotto.

Come faccio a sapere qual è il mio bisogno?

Non sempre si sa al primo colpo, ed è normale: siamo abituati a riconoscere giudizi e soluzioni più che ciò che ci sta a cuore. Si può partire dal sentimento: dove lo sento nel corpo? Che cosa stavo pensando un attimo prima? Poi si prova con un'ipotesi («forse ho bisogno di rispetto?») e si ascolta come risuona.Un bisogno riconosciuto di solito dà un senso di sollievo, di «ecco, è questo». Se non risuona, nessun problema: si prova un'altra parola, e un'altra ancora, finché una sembra giusta. Un criterio utile: se nella frase compare una persona, un luogo o un'azione precisa («che tu mi chiami stasera»), probabilmente è una strategia, e il bisogno sta un gradino più sotto. Ne parliamo nell'articolo sulla differenza tra bisogni e strategie.

L'altro è obbligato a prendersi cura del mio bisogno?

No. Il bisogno è mio, e prendermene cura è una mia responsabilità. Posso però invitare l'altro a contribuire con una richiesta, che è il quarto passo del linguaggio giraffa. Una richiesta resta tale finché l'altro è davvero libero di dire di no; se non lo è, diventa una pretesa, e di solito ottiene obbedienza o resistenza più che collaborazione.Un «no» dell'altro non significa che il mio bisogno non conti: dietro il suo no ci sono a loro volta altri bisogni, e si può cercare un'altra strategia, insieme a lui o altrove.

Che cosa faccio se i miei bisogni e quelli dell'altro sembrano in conflitto?

Spesso a scontrarsi non sono i bisogni, ma le strategie scelte per soddisfarli. Due persone possono avere bisogni compatibilissimi (ordine e semplicità, sostegno e autonomia) e litigare perché ciascuna difende il proprio modo di prendersene cura. Quando ciascuno nomina il proprio bisogno e ascolta quello dell'altro, si apre lo spazio per cercare strategie nuove che vadano bene a entrambi: è possibile fare una lista libera di strategie, anche con idee un po' assurde, e poi scegliere insieme. Se non emergono subito, nessuna fretta: se il corpo è molto acceso, una pausa può aiutare a riprendere il dialogo quando si sarà più lucidi.

Il percorso: i quattro passi

I bisogni sono il terzo passo di quattro. Se vuoi ripartire dall'inizio:

  • Primo passo: Osservazione
  • Secondo passo: Sentimenti
  • Terzo passo: Bisogni (sei qui)
  • Quarto passo: Work in progress!
Linguaggio giraffa: cos’è e come usarlo nella CNV
Il linguaggio giraffa è lo strumento ideato da Marshall Rosenberg per comunicare dai bisogni invece che dai giudizi.

Una sfida

Scegli una reazione forte che hai avuto oggi: un'irritazione, un senso di colpa, un imbarazzo. Non chiederti chi aveva ragione. Chiediti: "Che cosa mi sta a cuore ora?" Scrivi il tuo bisogno su un foglio, senza nominare nessuno. Poi trova tre strategie diverse per prendertene cura, di cui almeno una che dipenda solo da te. E se vuoi, condividilo nei commenti!

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